C.Michele raccontaci i fatti, il tipo di infortunio e quali sono stati gli interventi medici?”

M. “Nel giugno del 2016 ho partecipato con un Gruppo di Trail Runner ad un allenamento multistage TRM sul percorso del Tour du Mont Blanc. Abbiamo avuto condizioni complesse con pioggia, scarsa visibilità e neve in alcuni passaggi, ma nulla che impedisse seriamente di arrivare fino in fondo. L’ultimo giorno, poco dopo la Tête aux Vents, una roccia ha ceduto sotto al piede, facendomi cadere dentro un piccolo crepaccio. Ho sentito un gran dolore al piede destro ma non immaginavo quello che mi era successo: frattura del malleolo tibiale, frattura scomposta del perone, legamenti della caviglia lacerati e cartilagine in mille pezzi. Il resto è un ricordo confuso: trasporto d’urgenza con elisoccorso alla Clinique du Mont Blanc di Sallanche, 4 ore sotto i ferri per l’intervento ricostruttivo, 2 viti nel malleolo, 1 placca di titanio con 11 viti nel perone, 1 vite per immobilizzare l’articolazione. Dopo tre mesi dall’intervento ho rimosso la vite stabilizzante, e dopo un anno esatto ho rimosso tutti i mezzi di sintesi rimasti.”

C.Quando hai iniziato il programma di riabilitazione e quali sono state le tappe principali che hai percorso?”

M. “L’incidente è avvenuto in piena stagione agonistica, con il tono muscolare al meglio, questo mi ha permesso di iniziare il recupero pochi giorni dopo l’intervento. Il primo mese essendo praticamente immobilizzato a letto, eseguivo varie sedute di elettrostimolazione con il Compex agli arti inferiori, e utilizzavo il TRX per quelli superiori. Dopo aver rimosso la vite stabilizzante, ho potuto appoggiare senza carico il piede  a terra ed iniziare un Programma di Recupero Attivo (TRM Recovery Plan), basato sul cross training in piscina e leggeri esercizi di mobilizzazione, accompagnato da sedute fisioterapiche di manipolazioni e massaggi. E’ stato duro, e doloroso, ma non ho mai mollato guadagnando ogni giorno un piccolo traguardo. Ho usato le stampelle per 4 mesi, senza mai privarmi di nulla, perché bisogna sempre curare anche l’aspetto psicologico delle convalescenze e per questo è importante per un atleta porsi delle sfide. Ricordo ancora ridendo le espressioni della gente che mi ha visto scendere e risalire con le stampelle i 450 scalini del Mer de Glace a Chamonix: una sfida durissima! Nell’Equipe TRM contiamo anche una Psicologa dello Sport che può rivelarsi molto utile nel supporto degli atleti in queste situazioni.

C. “Che tipo di tecniche di Cross Training hai utilizzato e come hai organizzato gli allenamenti a partire dal 5° mese quando la situazione si è stabilizzata?”

M. “Dal 5° mese, ho adottato un Protocollo Riabilitativo TRM più mirato che prevedeva 3 sessioni settimanali, lavorando soprattutto sulla propriocezione, il recupero della flessione/estensione dell’arto, e qualche esercizio di muscolazione con elastici per riprendere il tono. La caviglia risultava molto rigida, quindi è stato inizialmente importante rieducare la corretta azione della camminata, e soprattutto lo scendere le scale. Al 6° mese ho introdotto la cyclette, lo squat monopodalico e sessioni multigiornaliere di stretching per aumentare gli angoli di flessione/trazione, poi mountain bike su percorsi piani e brevi e 2 sessioni di nuoto libero da 1h a settimana. I mesi passavano velocemente e la caviglia rispondeva sempre meglio, anche se tutte le viti erano ancora lì, e si facevano sentire ogni giorno.”

C. “Dopo quanto sei tornato a correre e quali sono state le tue sensazioni iniziali?”

M. “I primi passi di corsa su strada, nonostante le viti e la placca, ho iniziato a muoverli a febbraio 2017, dopo 6 mesi dall’incidente. La sensazione è stata fantastica, ma il piede non rispondeva come volevo: è stato come correre con una gamba non mia, ho avuto problemi a ritrovare l’appoggio corretto ed il movimento fluido ed in cima a tutto le viti mordevano le ossa senza pietà. Ho corso così, con queste sensazioni fino a raggiungere 30 minuti di corsa continua al 3° mese. Finalmente nel luglio 2017, dopo 12 mesi dall’intervento, ho tolto tutte le viti ed a settembre ho finalmente ricominciato ad allenarmi regolarmente con un Piano di Allenamento TRM Training Plan per brevi distanze su strada sviluppato ad hoc per me.”

C. “Quali sono i tuoi obiettivi del 2018?”

M. “Ho dovuto affrontare un lungo processo di recupero e rieducazione motoria alla corsa su strada, con piccoli progressivi test su sterrato. Sono tornato definitivamente al trail solo nel gennaio 2018 incominciato la preparazione per le medie-lunghe distanze basata sul Metodo TRM Endurance. Questo è un anno di riavvicinamento al Trail, quindi avrò un approccio molto cauto e misurato. Ho partecipato alla Maremontana 45Km concludendola in 7h28’, all’Ultra Trail del Mugello 60Km finita in poco meno di 9h e mi aspettano a breve il Gran Raid della Alpi Trevigiane 72Km ed la Lavaredo Ultra Trail di 119km a giugno.”

C. “Quali consigli ti senti di dare a chi affronta un infortunio?

M. “La cosa più importante è affidarsi ad ortopedici specializzati nello sport di endurance e in particolare la corsa ed il trail, perché garantiscono una visione specifica ed obiettiva sulle esigenze dell’atleta. Noi del TRM Team abbiamo un Equipe di Specialisti Partner a cui ci appoggiamo in diverse parti di Italia. Importantissimo è non fermarsi, ma compatibilmente con la degenza, i consigli medici e dei propri allenatori, bisogna iniziare il recupero attivo il prima possibile per non perdere completamente tono e massa e mantenere un atteggiamento positivo. Infine, la ripresa va fatta sotto il controllo di Allenatori Professionisti.

Ultimo mio personale consiglio: non mollare nemmeno un momento e non fermarsi al dolore, perché può sembrare paradossale, ma il dolore è amico e indica sempre il limite da superare.