COSA SIGNIFICA ESSERE FINISHER TOR DES GLACIERS 450KM: INTERVISTA CON STEFANO FONIO

L’intervista con Stefano Fonio è stata una immersione nello spirito più genuino del Mondo Ultra Trail con la “U” maiuscola. E’ stato bello sentire nel suo racconto la consapevolezza dell’impresa portata a termine, la cura della preparazione sotto la guida del TRM Team che lo ha seguito anche durante la gara H24, ed, allo stesso tempo, l’umiltà nel raccontarla.

D. Ciao Stefano, iniziamo dalla prima domanda che si fanno tutti. Che cosa ti ha spinto ad iscriverti ad una gara di 450 km come il Tor Des Glaciers?

“Una lucida follia” (ride…). “Tutto ha avuto inizio nel 2013 con l’aver portato a termine il Tor de Geants Tor Des Geants 330 km; ho pensato che mi serviva una nuova motivazione. Per me l’aver corso il Tor de Geants non ha rappresentato una gara, così come per il Tor de Glaciers; per me non sono state gare, non mi sentirai mai usare questo temine. Per me è stato un viaggio. E’ stata un’esperienza.

Completata questa mia esperienza nel 2013 ho pensato che non avesse senso ripeterla allo stesso modo, correndo la stessa distanza di nuovo, per cui alcune volte, scherzando con gli amici ho detto di voler correre il Tor de Glaciers per i miei 50 anni e così è stato. Io quest’anno ho compiuto 50 anni e ho deciso di fare questa nuova esperienza. L’obiettivo di questo viaggio, come dicevo prima non è stato ne’ il tempo, ne’ il piazzamento (un fantastico 28° posto assoluto alla finish line) bensì arrivare al termine della prova e devo dire che grazie alla competenza di TRM che mi ha supportato nella preparazione sono riuscito nel mio obiettivo. Inoltre devo dire che questa prova era cucita su misura per me, per le caratteristiche psicofisiche che mi contraddistinguono. Sono abituato a stare in ambienti considerati ostili per molto tempo, per cui il Tor ha rappresentato una sfida per mettere alla prova le mie caratteristiche”

D. Stefano, avevi già fatto delle gare simili?

“Si e no… Il Tor des Geants in realtà è una gara estremamente diversa dal Glaciers, infatti il primo ha punti di ristoro ogni 8 – 12 km e un percorso tracciato; il secondo invece presenta lunghi tratti senza ristoro e assistenza (anche fino a 4/6 ore) e ti basi soltanto sul GPS; un piccolo tratto è stato corso su un ghiacciaio e molti tratti su pietraie. Insomma, si avvicina all’alpinismo ma grazie alle mie origini di alpinista non ho riscontrato difficoltà nell’affrontare questo percorso, o meglio, nessuna difficoltà che non abbia saputo affrontare”.

D. Dopo esserti iscritto alla gara, come hai deciso di affrontare la preparazione?

“Dopo un’attenta riflessione sui trascorsi ho realizzato di non essere in grado di affrontare la preparazione in modo autonomo per cui ho deciso di contattare la società specializzata TRM e di chiedere aiuto nella preparazione. E devo dire che mi è piaciuto come Marco Mori e Cristina Tasselli hanno gestito la mia programmazione. Hanno sempre avuto una gestione della mia periodizzazione molto prudenziale nello scrivere le tabelle di allenamento con un incremento graduale dei carichi fino a raggiungere la condizione ottimale”

D. Che cosa hai provato nei giorni precedenti alla gara? Nella settimana precedente? Quali emozioni?

“Non vedevo l’ora di partire”.

D. Stefano ma non hai mai avuto ‘paura’?

“No, paura mai, assolutamente, sapevo che da un punto di vista muscolare e da un punto di vista psicologico ero a posto completamente, tuttavia, potevano esserci delle incognite come ad esempio le giunture, le vesciche, i problemi gastro intestinali (anche se per la verità non ne ho mai sofferto, ma in questi casi non si può dire)”.

D. Come hai affrontato la gara?

“Con la consapevolezza che ero pronto, no mai. Poi certo, gli imprevisti possono sempre capitare, ma come ti ho detto, ero pronto muscolarmente, mentalmente e a livello generale”.

D. Quali sono stati i momenti più difficili della competizione e come li hai risolti?

Ce ne sono stati due, uno soprattutto, dovuto ad una fasciatura fatta male ad un piede. Mi era stato fatto un bendaggio in una delle stazioni, un bendaggio troppo stretto, che in un momento di caldo asfissiante ha fatto gonfiare il piede e mi ha fatto pensare ‘adesso che succede? Come faccio? Mi devo fermare?’ In realtà poi ho preso la decisione di rimuovere la fasciatura ed è stata la scelta giusta perché in breve tempo l’emergenza si è risolta e sono tornato a correre senza dolore. L’altro momento invece è stato un crampo fortissimo alla parete addominale una mattina dopo aver riposato qualche ora per la notte; mi sono alzato e mi è arrivato come un pugno, anche li non so con quale forza di volontà abbia ripreso il mio percorso perché posso garantire di essere come in stato di coma; poi però sai com’è, il difficile è ripartire ma dopo dieci minuti torna ad essere tutto così naturale…”

D. Hai mai pensato ‘chi me lo ha fatto fare’?

“No, nel modo più assoluto”.

D. Quali sono stati i momenti più belli in gara?

“La luna. Abbiamo avuto la fortuna di avere delle notti di luna piena. Magnifica. Una notte ho fatto un tratto di 15 – 20 minuti con la luce spenta ed è stato magnifico. Una esperienza unica”.

D. Che consigli daresti a chi vuole affrontare una gara endurance di questa distanza?

“Gli chiederei per prima cosa di pensare se ama la montagna. Se la montagna sia il suo habitat. Perché devi essere amante della montagna per vivere un viaggio simile. Devi amare la montagna e stare bene da solo, con te stesso. Insomma, non sei da solo come durante buona parte degli allenamenti preparatori (in cui mi sono trovato da solo di notte, a correre sotto la grandine” (ride…) “ma comunque corri da solo, gli altri non sono lontani ma non sono neanche lì con te”.

D. Ma Stefano, dimmi la verità, lo rifaresti?

“Certamente. Assolutamente si”.

E a giudicare dalla passione messa da Stefano nel suo racconto, c’è da credergli.

Grazie a Stefano per la bellissima chiacchierata sulla sua  esperienza, nel suo racconto si è sentito tutto il suo orgoglio e ha trasmesso delle vere emozioni.

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